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venerdì 21 luglio 2017

La Trincea.



La trincea si faceva sempre più stretta perchè colma di corpi, molti già in putrefazione, altri ancora totalmente decomposti, di cui si vedeva chiaramente il bianco delle ossa. 
E i corvi banchettavano.
Erano morti per primi, come sempre, i pochi verdi pensieri. Quelli speranzosi, quelli portatori di lucidità e serenità, arrivavano tardi e morivano quasi subito.
Come in un sogno la mia visuale era dall'angolo più buio, dal quale scorgevo le ombre che assalivano la trincea. Non c'era fucile, non c'era granata che potesse distruggerle, solamente una ferrea volontà che al momento mi mancava; così almeno la pensavo io, ma qualcuno, aveva il coraggio di dirmi il contrario, di dirmi che doveva andare così e che essere forti non sarebbe bastato.
Dava l'idea di una fossa comune, e come tale, non veniva mai svuotata da quei corpi che prima erano così lindi, colorati, vivaci, allegri che parevano non potersi spegnere mai, ma invece si dimostrarono fugaci: troppo per essere vissuti come meritavano.
Nei momenti in cui mi rendevo conto di tutte quelle salme mi veniva il dubbio di stare sprecando, di comportarmi da egoista e di combattere contro me stesso; ed ecco, che proprio in quei momenti ritornava: Spuntava pezzo dopo pezzo, macchia dopo macchia, dal crinale della trincea una figura tremolante ma distinguibile. La mia. E mi assaliva. E mi torturava con lunghi artigli oscuri...

sabato 24 giugno 2017

100°Post.Sulla Via. Wblog. (Seconda parte.)




Ed è proprio a questo racconto che punto, voglio puntare tutte le mie fish. Tutti i miei ricordi, le mie esperienze.. le mie speranze. Ecco il collegamento quindi alla prima parte:
La conoscenza non è che un soprabito e, se non se ne prende atto, rimane solamente motivo d'offesa ed egocentrismo. La parte più complicata non è affatto, come potrbbe sembrare, immagazinare nuove informazioni, ma comprenderle a fondo; farle entrare nel propio essere fin quando, dopo molto esecizio, le parole, gli insegnamenti ricevuti, non fluiscono dalla mano alla penna fin sul foglio, come un fiume, sì in piena ma con una potenza ben direzionata. Perché si sa dove andare.
Amo veder correre la penna ad inchiostrare quel foglio bianco che aspetta solamente io lo renda realtà attraverso il mio racconto. Questa è la mia strada, la mia presa di coscenza. Certo, avere il blog è stata per me una prova, la prova del nove; e ora mi sento pronto per dare tutto me stesso a quest'impresa, per tale motivo ho deciso che il blog passerà in secondo piano . Non lo tralascerò di certo, anzi, troverete il consueto post settimanale, ma nn posso assicurare che saranno più di uno perché tutte le parole e le conoscenze che ho da usare, le metterò a disposizione del mio libro, di quelle pagine che aspettano solamente il punto.
Vi ringrazio per avermi seguito in un altro viaggio attraverso i vicoli pensierosi della mia mente, spero solo di non avervi tediato ma anzi, di avervi dato una maggior consapevolezza di me , dell'importanza che troverete nel mio racconto.
E con questo CENTESIMO post vi saluto e mi auguro di rivederci al più presto!!
T.<3

mercoledì 21 giugno 2017

Sulla Via. Wblog.



La conoscenza è un soprabito. Artifiocioso s'intende. Perché? Beh, ma è semplice…
Questo è stato un anno ricco di esperienza e di ricordi, ovviamente parlando in termini di anno scolastico, da settembre a giugno; non perché frequenti ancora le scuole alla mia età, no di certo, ma come saprete ho intrapreso un percorso di studi non indifferente, nuovo sicuramente alla maggior parte delle persone.
É stato un periodo pieno di prove. Ogni giorno c'era un nuovo ostacolo da superare, ma nel mentre non ho mai smesso di pensare a questo blog sebbene io abbia preferito dare la precedenza agli esami di grafologia per quest'anno. Certo, non scrivere per così lungo tempo è stato un dispiacere e sinceramente, anche un po' uno sconforto, però posso dire di avere molte più cose esperienze da raccontarvi che sicuramente metterò sotto forma di racconti; ma siccome so che in alcuni c'è la curiosità di conoscermi un po' di più, per ora rimando a un altro giorno queste storie e torno a raccontarvi di me. Devo dire che non sono pienamente soddisfatto uscendo con la media del 30, certo dovrebbe bastarmi, ma come sapete sono abbastanza complicato e, da persona eclettica quale sono , ho bisogno di molte più soddisfazioni nella vita; soddisfazioni che non hanno a che fare con un ottimo voto ma che anzi richiedono molto più impegno. Mamma mia che negativo e palloso!! direte voi, no, mi piace semplicemente essere chiamato realista e credo che la conoscenza non sia niente senza: la presa di coscienza per questo l'introduzione che avete trovato in questo post, una frase che traduce completamente il mio status.
Ma cosa c'entrerà poi con lo scrivere direte voi, beh seguitemi nei meandri oscuri della mia mente e capirete dove voglio arrivare.
In questo percorso ho conosciuto le persone più disparate che per desiderio personale, oppure soprattutto come integrazione alla propria professione già affermata, hanno desiderato intraprendere gli studi di grafologia. Ho incontrato avvocati , insegnanti , psichiatri ma anche logopedisti, fisiatri, gemmologi! Insomma di tutto e di più e, grazie a questi incontri mi sono accorto di una cosa: per quanto i loro studi siano stati così lunghi e complessi, non gli sono mai sembrati così complicati come quelli della grafologia. Infatti, la grafologia non ti permette solamente di conoscere la personalità altrui , è prima di tutto un lavoro personale, intimo. La grafologia non è solo una materia di studio, non è solo scienze, è quell'amante che può essere tanto dolce ed amorevole quanto testarda e d egoista. Non è solamente un mezzo, uno strumento o un lavoro, ma un abisso di emozioni, di sentimenti e di capacità personali non ancora sviluppate.
Per questo motivo molti alunni, nonostante i loro precedenti studi impegnativi, hanno mollato, o non hanno passato l'anno o magari ce l'anno fatta ma arrancano: Perchè non si tratta di studiare, d'imparare a menadito, ma di mettere da parte quel soprabito ch'è la "conoscenza" e prender di petto la vita grazie alla presa di coscienza. Grazie a questa, con solo il mio misero diploma posso finalmente ambire a molto, molto di più, e non parlo dei soldi o della fama. La grafologia vissuta come presa di coscienza , mi ha fatto capire quanto sia importante non tradire prima di tutto se stessi, le proprie passioni, i propri fervori. Mai spegnere quel fuoco chè il desiderio d'espressione di sè. Ed è per questo che mi rimetto sulla via, sulla via del mio racconto, che altro non è se non la mia vera storia...
A venerdì con la seconda parte!

T.<3

venerdì 10 marzo 2017

...Io comincio da qui...




Prima, una noia infinita. Ora un'ansia da parto.
Quello che un tempo credevo sarebbe stato d'aiuto nella mia vita non conta più nulla, fomenta solamente l'ansia di stare al passo con gli altri numeri. Esseri?! Forse, ma di chi?
Sono uno di quelli che si stanca, si snerva non avendo niente da fare. Proseguo nella monotonia giornaliera. Seguo il rigagnolo in piena della vita.
Sono stanco di svegliarmi la mattina per dover fare quello che faccio tutti i giorni, per essere quello che sono tutti i giorni. Il desiderio non è scomparire o peggio, niente affatto; posso assicurarvi che non ho alcuna intenzione maligna verso me stesso anzi. In questo senso è tedioso rimanere inermi, per poi cadere in uno stato vegetativo giorno dopo giorno.
Ma questa non è solo la mia situazione; è una situazione che rinchiude molte, troppe persone. Una situazione indotta e voluta, perché ciò che ognuno di noi potrebbe cambiare in meglio per la sua vita, cambierebbe in automatico anche per le persone che ha intorno e a loro volta, anche queste cambieranno la vita di altri. Cambiamenti non facili da gestire per chi anela solamente al mantenimento di rigide impostazioni: quelle che loro chiamano leggi ,leggi che dicono ci debbano uniformare, con lo scopo di mantenere l'ordine. Ma poi che cos'è l'ordine? Anche il caos può essere ordinato. Anche qui devo fare un altro appunto : non sono un anarchico e non sto certamente dicendo che non ci vogliono delle regole, ma appunto, REGOLE.
Lo senti per la televisione, ti viene detto, che tu come molti altri appartenente a una nuova generazione; beh insomma vado per i 30, non credo di essere poi così giovane ma, come tutti mi dicono spesso, io mi sento vecchio dentro ed e' vero, ed è proprio questo a mettermi ansia. A mettermi la paura di non collimare le mie lacune, la paura di non raggiungere i miei obiettivi.
Paure che arrivano dal disimpegno. L'impegno che ci metti per trovare un impiego non ha nulla a che fare con l'impegno che metti nel lavorare.
E così la mia vita, come quelle di molti altri, è scandita da un ritmo sempre più lento, quasi non udibile.
No, non ci si lascia andare, non ci si arrende di fronte alla monotonia imposta e, a chi di noi è più sensibile all'umanità e vorrebbe uniformarsi con le persone, è più difficile far valere i propri sogni e le proprie aspettative. Ed è quando questi vengono a mancare che si è totalmente in balia della vita robotica di cui ti hanno fatto "dono" i grandi di questo paese.
Certi grazie a Dio, non hanno problemi mentali o problemi fisici potendo vantare un'ottima salute e questo, è un fattore di cui dobbiamo tenere conto ogni volta ci svegliamo; e a questi è dato il compito di cambiare il mondo in un posto migliore, dove le persone possano sentirsi a loro agio con le proprie idee, con i propri difetti, con i propri pregi e con i propri sogni.
Certo, alla lunga anche chi gode di queste virtù si sente appesantito e corre il rischio di pensare solo a se stesso, di non avere più una visione globale che l'aiuti a migliorare la propria vita è così quella degli altri ma come dico sempre, la speranza è l'ultima a morire, e se la forza di volontà non ti abbandona puoi fare grandi cose.
Io comincio da qui, da questo blog nel quale raccolgo le mie riflessioni. Non per vanto, ma per il desiderio che qualcuno lo legga, le faccia sue come un'esperienza personale e che, sì, continui a scriverne ance questa persona.
Perchè lo sanno tutti e anche la storia ce lo insegna: Ciò che si scrive rimane nei secoli, ciò che si scrive cambia il futuro.

T. <3

giovedì 19 gennaio 2017

#Dreams Glory


Aspetto quel momento da anni e anni, giusto per avere una speranza, qualcosa in cui credere. Giusto per non sentirmi stupido a desiderare qualcosa di meglio nella vita.
Quanti altri saranno parte di quel magico momento? In ogni parte del mondo qualcun'altro potrebbe avere la mia stessa fortuna, e sì, anche il mio desiderio.
Porta un pò di malinconia con sè, il fatidico evento che cambierà la mia storia, o almeno, è quello che porta a sperare. Poichè a ben rifletterci, logicamente, è un fatto di per sè contrario al suo significato. E' come un astro che cade dal cielo: Potrei prenderla come una premonizione, un segno del destino; Potrei essere triste per la caduta di una luce del firmamento, oppure, posso ricavarne la forza necessaria ad avanzare.
Non tutti i desideri sono uguali, e in quel momento, il mio avrà lo sprint che ne garantirà il successo. Sì, lo vedrò letteralmente lasciarsi al seguito un'incandescente scia , luminosa, quasi abbagliante.
Lo ascolto, lo sento, lo guardo mentre si fa più vivo e concreto. Disegnato con estrema naturalezza nel firmamento, con contorni ben definiti, come fosse predestinato. Contorni talmente visibili, sottolineati , da non lasciare via di fuga al quel pensiero speranzoso.
No, la logica qui non c'entra.
Questo è un sentimento. Credendoci, è uno dei momenti più romantici nella vita. E' l'evoluzione del sogno astratto che mi assilla giorno e notte, è la luce che brilla nei miei occhi al solo pensarci, al solo vedere.
Quando comincia, quanto durerà... ?
Porta con sè il seme che farà crescere forte e rigogliosa, la verde speranza. Lascia una scia da seguire , che mi porterà dritto alla meta, all'obiettivo nato in un millisecondo e concepito in anni di amore, sacrificio e impegno.
Dove sei? Eccoti lì finalmente!
E già ti sei persa nell'oscurità del cielo. Già è passato.
Oh , stella cadente.
Grazie.

T.<3

martedì 15 novembre 2016

#Lacrima #Tear

Esistono diversi tipi di lacrime. Quelle aspre, che scaturiscono dalla rabbia, dalla gelosia; quelle amare , espressione della tristezza, ma quelle che preferisco sono le lacrime dolci.
Una lacrima dolce, da sola, vale più d'ogni parola. Posso chiamarla lacrima felice, gioiosa, colma d'amore. E' quella lacrima che parte dal cuore, ti riempie d'un brivido caldo, ti sconquassa il corpo e la capacità di giudizio prendendo per un secondo il sopravvento sulla tua vita. 

giovedì 3 novembre 2016

L'abbiamo persa...

 
Camminando per il centro solo quest'oggi mi accorgo di un fatto che non era nella normalità degli italiani di qualche anno fa. Camminano tutti a testa bassa, come cani bastonati da un padrone troppo esoso o dalle loro stesse paure. 

venerdì 21 ottobre 2016

Petizione...?!



Oggi sono qui con un post strano, il secondo di questo genere. Sapete, ci sono delle volte che non riesco a resistere e devo dire la mia, forse da inguaribile testardo, forse per orgoglio verso il mio paese; no, rettifico: verso il paese che vorrei. Perchè l'Italia ormai altro non è che questo per gli italiani: un'utopia. Il sogno dello stato pieno di meraviglie ch'è, che sarebbe.
Politica. Tsè.
(So già che questo post mi sarà criticato, meglio, sapete che ho sempre invitato in questo salotto soprattutto queste, per crescita personale e collettiva.)
Di cosa si lamenta oggi Taddeo?

venerdì 14 ottobre 2016

Anima Immortale. The Immortal Soul.



 Costretta, limitata, arrabbiata. Mangia, prega senza riuscire ad amare, non quel decadente cavillo, quel purgatorio portato dietro come e più d'un peso, come una condanna.

lunedì 3 ottobre 2016

E se fossi...


E se fossi.. se diventassi... se facessi...
Frasi importanti, che ispirano, che spingono, frasi impegnative...
No. Enorme cazzata. Enorme scusa.
Frasi che perennemente vagano sulla soglia della mia mente, aspettando il momento giusto er entrare e sgattaiolare tra i dedali della mia incoscienza per trasformarsi subitamente in pensieri più che astratti. In emozioni negative. Ecco questo sì.
Dovrei eliminare completamente l'imperfetto congiuntivo dal mio vocabolario mentale, e con lui pure il presente condizionale. Non sono altro che delle scuse pronte all'uso, ma , magari fossero usa e getta come i guanti in lattice!

martedì 7 giugno 2016

Correre per sopravvivere.

Un piede dopo l'altro e il corpo trema. Sento l'attrito dei miei passi contro il cemento, ascolto i muscoli delle gambe tendersi e rilassarsi subitamente per lo sforzo. Respiro a pieni polmoni con le goccioline di sudore che scendono lentamente dal petto e dalla schiena, il cuore pompa il sangue a una velocità estrema mentre le cellule respirano assecondando il suo ritmo. Il mio ritmo.
Scelgo io quanto correre, quanto veloce e in che direzione andare. Mentre il fisico è stremato la mia mente si rilassa, respira. Potete pensare che sia matto, ma, decidere letteralmente dove mettere i piedi mi aiuta a farlo anche metaforicamente.
Correre non è semplice, molto spesso mi sento debole, stanco oppure svogliato e non mi viene voglia di far proprio na cippa, ma so che, quando corro mi libero. Il corpo non rilascia solo tossine, lascia scorrere fin sulla terra che calpesto lo stress della giornata e questo, mi permette di vivere la più grande emozione che credo di avere, che credo tutti gli uomini abbiano.
Riuscire ad ascoltare ogni parte del proprio corpo, sentire che sei vivo, ti fa sentire in qualche modo invincibile, ti sembra di poter affrontare qualsiasi cosa.
Nella vita bisogna correre perchè il tempo non ci aspetta, e sì, è proprio tiranno. Il tempo non ci aspetta e accade molto spesso di sentire il bisogno di fare una pausa, a riflettere sul cosa fare e come farlo, oppure si è bloccati da qualche ostacolo magari non desiderato, che ci si para davanti con irruenza.
Non sopporto gli inconvenienti, e ancor più non sopporto vedermi maggiormente lento rispetto agli altri, ci son delle volte che mi pare di andare al rallenty mentre le persone raggiungono il loro obiettivo alla mo' di Flash. Forse correre fisicamente mi da l'idea di essere in qualche modo più veloce, di arrivare prima alla meta perchè si, effettivamente sono fatto per gli sport, ma forse il problema è proprio questo.
Forse il mio problema, la mia lentezza nel proseguire con la vita viene, dalla consapevolezza che esistono gli ostacoli, che non posso decidere i miei tempi, che non posso obbligare un felice obbiettivo a presentarsi gratuitamente a mio cospetto. Sono proprio queste consapevolezze a bloccarmi dando vita a mille paranoie, portando i miei passi ad essere sempre più difficili e pesanti come se sprofondassi su sabbie mobili.
E che fare allora? Continuo a correre, finché le gambe non cedono, finché il respiro non si fa corto e non desidero un sorso d'acqua. Corro finché i pensieri non vengono inibiti dallo sfinimento fisico, in quel momento, a mente vuota, tutto sarà così sfocato, che non riuscirò a distinguere chi andrà più veloce e chi piano, solo allora avrò la parvenza di essere al pari degli altri.

lunedì 16 maggio 2016

Complicata serenità.

Mi rendo conto della mia stupidità, mi rendo conto di esser testardo e che questa mia inconsapevole paura me paralizzi su ogni fronte.
Ogni giorno ho la possibilità di scoprirmi, di vedere ciò che finora mi tenevo nascosto involontariamente: ho paura, una grande paura.
E non parlo della paura dell'altezza, dei ragni o di qualsiasi altro oggetto fisico voi possiate immaginare, no.
Ho paura di esser felice.
Sono un cretino, lo so, ma da un pò mi solletica il pensiero, anzi l'immagine, di una famiglia, con un lavoro stabile , una vita semplice, con una moglie che mi ama fin nel profondo, e in quest'immagine provo anche l'emozione più bella : la felicità.
L'eco di questa felicità mi fa rabbrividire. Ma perché se l'ho desiderata finora??
Crescendo avevo capito che il passo più grande da fare se si voleva raggiungere l'indipendenza, fosse prendersi le proprie responsabilità, e questo mi ha sempre terrorizzato, vivevo nel timore di deludere le aspettative altrui. Ritengo forse che anche questa felicità sia un onere? Non dovrei sentirmi così sebbene pensandoci, inconsciamente mi spaventa la responsabilità di mantenere viva questa felicità con l'andare del tempo.
No, la paura mi percuote anche al pensiero di concretizzare questo pensiero felice, perché sebbene sia l'inizio di qualcosa di meraviglioso rappresenta anche la fine del sogno, e si sa, la realtà non è ciò che ti aspettavi sognandola.
L'immagine, l'idea di qualcosa di così bello , di così felice è come un'implosione nella mia testa di mille e mille suoni, luci e colori. Così forti che rimango accecato, stordito e mi risulta difficile capire quale sia la giusta via da prendere, da percorrere per realizzare quest'idea. Perché nonostante la mia paura voglio che diventi reale. Lo desidero con tutto il cuore.
Rimango come imbalsamato, arrivando persino a chiedermi se quell'obiettivo così semplice e felice sia la cosa giusta per me, se mai ci potrò arrivare, sfioro di così poco l'orlo dell'assurdità presumendo che questo pensiero felice davvero faccia parte di me.
Questo pensiero è forse un semplice desiderio trasmessomi da qualcun' altro? Come quando una persona mi parla di un suo progetto, e lo fa con il cuore, la sua voce s'accende e s'assotiglia per l'emozione quando e io, a mia volta, vedendo che questo pensiero la rende felice, lo faccio mio.
Non, non può essere così, sento che mi appartiene, solo, quello che mi fa arrivare a questi pensieri è l'ombra del mio passato, così grande da proiettarsi nel mio futuro. Come un'onda anomala che m'insegue, so che è dietro e conosco la sua immensità guardando la sua ombra precedermi, ho paura che travolga non solo me, ma anche le persone coinvolte in quell'immagine di felicità.
Ma non posso andare avanti così, fino a prova contraria ho le palle, e mio nonno diceva che non servono solo per essere scosse quand'era il momento. Devo abbattere i muri nella mia testa, perchè non fanno altro che sbiadire i vivaci colori di questa felice dipinto.
Darò tutto me stesso per concretizzare questo sogno, perché la semplicità è qualcosa che per me è sempre stato sfuggevole ma ora ne ho bisogno. Ho bisogno di sentirmi tranquillo, amato, semplice. Affronterò la paura più grande un po' per volta: deludere le persone che ho accanto. E questo lo farò mano nella mano con questa felicità promessa, a guarderò negli occhi e accetterò il suo amore donandole incondizionata fedeltà.

T. <3


martedì 26 aprile 2016

La nera signora dalla lunga falce.

21 Aprile 2016. Muore un'amica, muore una coetanea. Un'altra giovane vita si spegne e la parte più difficile da sopportare, è vedere il dolore negli occhi di suo moroso.
E' strano, è surreale. Da piccolo pensavo che solo i vecchi morissero, e forse ancora adesso pur non essendo così giovane lo penso, è per questo motivo che la notizia della morte di una coetanea mi fa trasalire, mi spaventa, mi fa pensare.
Ma soprattutto mi fa domandare: come voglio morire?

giovedì 21 aprile 2016

Punti di Vista.

Dai, Cicoo!!.. Basta mi stai lavando, non è ancora ora della passeggiata!- Cico se ne andò scodinzolando, oramai mi aveva svegliato, aveva vinto anche stamattina. Che schifo, l'odore di piscio mi assalì prepotentemente le narici. Non era riuscito ad aspettare, povero cane oramai era vecchio, puzzava sempre più, il pelo era ruvido e sporco, e durante le passeggiata ansimava pesantemente.
Dovevo alzarmi se non volevo facesse qualcosa di più solido sul tappeto d'entrata.
Il sole entrava insistente dalla finestra, lo sentivo scaldarmi il viso. Si diceva che il sole baciasse i belli ma io, ci avevo sempre creduto ben poco, sorrisi comunque mano a mano che, svegliandomi cominciavano a pulsarmi i timpani di tutti i suoni che animano le mattinate estive.

domenica 10 aprile 2016

Agua de vida!


 Sapete, non avrei mai detto che sarei arrivato a fare lo scrittore, che questa, sarebbe stata la mia passione, la mia aspirazione più grande.
Dovevo fare l'inventore!
Questo negli anni precedenti l'adolescenza, poi divenni una futura guardia forestale, poi l'attore, poi ancora un biologo, finchè non si delineò di fondo quest'idea, che trasformandosi da una piccola onda all'orizzonte, divenne alta marea e infine lo tsunami che mi lasciò sulle rive inchiostrate di sempre più libri.
Possiamo dire che il lavoro "scelto" da piccoli, è dovuto alla curiosità che questo, ci ha instillato in un dato momento. Io, per esempio, leggevo moltissimi "Topolino", per passione paterna, dove vedevo il genio Archimede inventarne una più del diavolo e questo, mi aveva fatto venire una voglia pazzesca di fare l'inventore.
Un'idea sfumata velocemente, causa: adolescenza. Una fascia d'età disseminata di desideri, derivanti per la maggiore, dalla perdita d'innocenza dell'età che la precede. Sì, il desiderio è guida dei nostri passi o meglio del nostro testosterone in quest'età, dove, diventare famosi, essere ricchi, avere il ragazzo/la ragazza più fica della scuola, sono le aspirazioni che ci appaiono più sensate. Ciò vuol dire che il ragazzo vorrà diventerà un grande sportivo o un attore, la ragazza vorrà fare la cantante oppure l'attrice.

martedì 5 aprile 2016

Arte Immortale.

La rotellina sfrega sulla pietra focaia, facendo scoccare la scintilla che dà vita focosa al gas dell'accendino. Tiro una boccata e mi sento pronto. Lo so, la sigaretta è il male peggiore, non dovrebbe darmi tale soddisfazione ma, dopo tutti questi anni da fumatore accenderla e aspirarne il fumo è un rituale a cui purtroppo, non posso più rinunciare, per di più, con quest'aria salmastra è ancor più appetitosa.
Oggi sono a Venezia, spero in nuove ispirazioni, credevo infatti che la vista di questa bellissima città avrebbe spinto in mare aperto i miei pensieri dandogli la possibilità di naufragare su isole ancora inesplorate, ma oggi, Venice mi rispecchia più che mai.
La foschia che sale dall'acqua avvolge pigramente i monumenti rimanendo sospesa sopra le teste dei turisti in piazza San Marco, dove, i tediosi piccioni che da sempre l'affollano, camminano tubolando rocamente. I veneziani sbucando dalle calli, corrono per non tardare ognuno al suo lavoro, sembrano dimenticarsi d'esser parte di qualcosa di immensamente prezioso per l'umanità; hanno i volti tirati, stressati da quel tram tram quotidiano. Persino i gondolieri normalmente sempre allegri, ciondolano sulle loro barchette, sorridendo svogliatamente al turista di passaggio.
Mi sarei fatto volentieri anche io un giro tra i mosaici canali, ma non nella Venezia d'oggi. Mi sarebbe sembrato d'impersonare il mitico fiorentino Dante, trasportato dal sponda a sponda sulla barchetta del Caronte, ma, non avendo ancora ricevuto gli onori funebri sarei stato costretto ad errare in eterno, senza pace, tra le nebbie del fiume.

Oggi Venezia è stanca.
E lo sono anche io, mi chiedo di cosa ma non trovo risposta. E' quella stanchezza generale, come la piomba del dopo pranzo, ma questa differisce per l'inspiegabilità. Sento le gambe stanche, provo dolore solo appoggiando i gomiti sulle ginocchia, ogni tocco è amplificato ed ogni suono smorzato, gli occhi si appannano e diventa difficile tenerli copletamente aperti. Ma non è sonno. La mente e il corpo vegliano in un sonno ipnotico, dove mi guardo in giro ma non vedo. E' proprio questo "guardare ma non vedere" a farmi notare un particolare sfuggitomi prima: Per quanto le persone siano appesantite dai loro problemi, regalano un fugace sorriso a quelle opere di pietra, alle piazze e alla laguna con le sue tipiche gondole ottocentesche.
Molte volte, cercare con lo sguardo qualcosa di specifico, ti rende cieco di fronte a tutti gli altri fatti, quando invece, con un'occhiata generale si possono abbracciare molti più momenti, si captano espressioni ed emozioni diverse. Ridacchio, stupendomi del mio sbaglio: sono venuto qui con l'intenzionale libertà di pensiero, ed è stata proprio questa intenzione ad aver in realtà imbrigliato la mia mente. Devo lasciarmi trasportare da quest'arte immortale.
Venezia sarà pure stanca, e datata ma non invecchierà mai, non morirà mai.
Sorrido, la città che andava a rilento e triste a primo acchito, ora mi lascia una sensazione di malinconica felicità ricordandomi che rimarrà per sempre viva. Ricordandomi che nessuno potrà dimenticare ciò che racconta ogni sua pietra, posata con fatica, con lungimiranza dagli antichi artigiani.
Venezia, come molte altre città italiane, è culla d'arte, a partire dalle sue fondamenta fino ad arrivare a quadri e sculture. Essa è viva, nessuno la può dimenticare, che sia di lingua o nazione diversa, nessuno può rodere la sua grande storia.
Sono invidioso, invidio la sua immortalità perchè a pensarci è la stessa che desidero io. Io morirò fisicamente, questo è certo, ma desidero l'immortalità dei miei pensieri, trascritti in ogni dove. Dai primi banchi di scuola, ai muri, ai miei racconti e alle mie riflessioni che posto qui, ora, per voi. No, non è fama quella che cerco, non sono i soldi.
Io desidero sopravvivere nei pensieri di chi come me, si esprime attraverso la scrittura, nei pensieri dei futuri storici e studiosi d'arte, poichè, anche scrivere è un'arte. Anzi è l'arte. Un'arte che non solo mostra ma anche insegna, adesso, tra dieci anni, tra un secolo e per molto, molto tempo ancora.
La scritturà sarà la mia pietra filosofale, in barba a te, Nicholas Flamel. Io l'ho trovata!
E cara Venezia, in questo modo, rimarrò sempre al tuo fianco, qui, su questi gradini ad ammirarti. Ad  vivere lungo lo scorrere del tempo che mai ti deturperà.

T. <3

domenica 3 aprile 2016

Quando il cuore pesa. (Parte terza)

Ciao amici! Se non sbaglio ci eravamo lasciati con un po' di suspance, data da una frase riguardante l'impatto dell'immigrazione sul lavoro.
Riparto da qui concludendo la triade di “Quando il cuore pesa”.
L'immigrazione è diventata fattore portante della disoccupazione, determinandone la crescita esponenziale, sempre più giovani a casa, sempre più famiglie italiane in difficoltà che non trovano aiuto nel sistema.
Una volta c'era un detto che risultava vero a chiunque: Il lavoro nobilita l'uomo. Mi dispiace adesso affermare il contrario, il lavoro sta dannando l'uomo; almeno per quanto riguarda l'uomo (e donna sottintesa) italiano.
Una dannazione paragonabile all'inferno dantesco, ove, accresce astio e cattiveria nei confronti di questi stranieri. Al nostro contrario infatti, appena mettono piede in questa penisola vengono fatti accomodare, gratuitamente (a spese nostre), sulle prime case disponibili, con trenta euro giornalieri cadauno e un lavoro nell'immediato.

venerdì 1 aprile 2016

Quando il cuore pesa. (Parte seconda)

Ciao amici, ecco la seconda parte di Quando il cuore pesa. Spero l'argomento vi abbia interessato dal precedente post, mi aspetto molti commenti!
                                                                                                      ...
Sguardi stranieri mi squadrano, mi seguono, scannerizzano il valore delle cose che indosso. Sono a gruppetti e non sia mai che mi permetta di sfiorarli con lo sguardo, altrimenti, saranno loro a “sfiorare” me. Già, perché hanno una concezione di sguardo curioso diversa, molto diversa, dalla nostra. Per loro la nostra curiosità è un gesto di sfida, e sappiamo che quando passeranno alle mani, all'arrivo della polizia risulteremo noi colpevoli di provocazione.
Incredibile eh?! Strano, con tutta questa propaganda benevola credevo fossero degli ospiti carini e coccolosi.. forse sono troppo esigente, ma sono anche cattivo? Si, perché riflettendo quando questi stranieri vengono intervistati diventiamo passabili di maltrattamento nei loro confronti.
No, non sono di certo come i cari pinguini del Madagascar, ma assomigliano a uno di loro: Rico, perché portano coltelli e armi varie e sono liberi di rubare e aggredire.

martedì 29 marzo 2016

Quando il cuore pesa. (Parte prima)

Prima di esporre questo testo devo dare delle avvertenze:
Non sono razzista. Razzista non si nasce, si diventa.
Non sono però nemmeno accondiscendente. L'accondiscendenza in taluni aspetti vanta solo la paura di reagire o un proprio tornaconto.
Non scriverei questo post se fossi uno che raccoglie informazioni dalla televisione senza toccar con mano la realtà. Perciò sappiate che ogni cosa qui sotto riportata è stata personalmente vissuta o vista.
Detto questo posso cominciare, e lo farò dicendovi che quest'argomento mi pesa molto, mi rende triste e questo vale sicuramente per tutti gli italiani.
Con l'appellativo "Italiano", includo coloro che sono nati qui, da famiglia italiana; non coloro che hanno chiesto e ricevuto la cittadinanza. Questa distinzione non è scelta ma dovuta, poiché desidero riprendere il concetto di "Italiano" appunto, che abbiamo perso nella successione degli eventi avvenuti negli ultimi anni.

martedì 22 marzo 2016

Maledetta negatività!!!

Maledetta negatività! Ancora una volta influiva maleficamente sull'esito delle mie decisioni. 
Pareva che la decadenza del positivismo soggettivo avesse le medesime proprietà della luna, decidendo la fase crescente e decrescente dell'andazzo giornaliero, settimanale, mensile ... annuale!
La negatività si è autoproclamata la nostra tuta da jogging preferita, troppo comoda per esser tolta, troppo attillata per respirare, ma, continuiamo a indossarla e a correre, sebbene, il respiro diventi affanno ad ogni passo.
E' un capo di vestiario ormai presente nel quotidiano, e questo per nostra scelta.
Reagire ormai è davvero difficile, la positività non esce più spontaneamente ma ha bisogno di essere invocata con tutte le nostre forze per scansare l'ombra della negatività, in cui, la releghiamo ogni volta che viene sostituita con il suo opposto.